VINI SLOVENI
La neonata nazione Slovena (1991) si estende
dal sud, lungo la Croazia, a nord
lungo il confine italiano delle Alpi (Carniche e
Giulie) e poi verso est con l’Astria e
l’Ungheria. Le estremità est e ovest sono
tradizionalmente zone di produzione di vino.
L’ovest predilige lo stile italiano dei bianchi
secchi (il Collio che va dal Friuli alla Slovenia)
e dei rossi robusti, notevole il Teran
prodotto con il Refosco sulle colline Istriane.
Verso est i vini si orientano allo stile magiaro,
aromi intensi da uve raccolte a maturazione
avanzata.
Al centro tra queste due c’è la terza regione
vinicola del paese, la valle di Sava che ha
carattere alpino, produce vino più leggero in
particolare Cvicek rosé dal Blaufrankisch qui
chiamato Modra Frankinja. La parte più estesa
e antica (la valle della Drava e le colline
tra la Drava e la Mura) produce in prevalenza
bianco. L’uva base è il Laki (Welsch)
Riesling e poi Pinot (bianchi e grigi), Chardonnay,
Sauvignon (Muscat-Silvaner), Riesling,
Traminer, Moscato giallo, Rizvanec
(Muller-Thurgau) e Kerner tutti in uvaggio.
Rebula (Ribolla), Sipon (Furmint), Ranina, e
la specialità di Radgona il cui vino è venduto
come “Latte di Tigre” ma è una tigre docile.
E le miscele sono così variate che sembrano
casuali come, per esempio, l’Halozan, una
specialità della vineria centrale di Ptuj che è
una miscela di Riesling Renano, Moscato,
Pinot bianco, Sauvignon e Traminer.
Questa regione si divide in sei distretti che
fanno capo a Maribor, la collina di Haloze,
Ptuj, Gornja-Radgona, Ljutomer-Ormoz (il
cui vigneto si chiama Jeruzalem dal tempo
delle crociate) e Lendava.
Le vinificazioni centralizzate tendono ad appiattire
le peculiarità dei vari distretti ma la
Slovenia ha chiaro il suo ruolo di produttore
di vini di qualità. I suoi 20.000ha di vigneto
non bastano a soddisfare la richiesta interna,
ogni giorno si importa vino ma contemporaneamente
cresce l’iniziativa dei privati che si
stanno costruendo una reputazione.
VINI DELL’EX - IUGOSLAVIA
La guerra bosniaca degli anni ’90 ha disintegrato
la Iugoslavia e, tranne la Slovenia che
ha sciolto i suoi legami nel 1991, le regioni
vinicole dei paesi coinvolti sono mutate
nell’assetto contingente e in quello culturale.
Per facilità tratteremo di queste regioni a
prescindere dalla loro attuale, e rissosa, situazione
geopolitica.
I Balcani sono ricchi di antiche varietà di uve,
si dice che tra la Pannonia e la Grecia ci
siano trecento varietà; la zona della Bosnia Erzegovina fa eccezione per la natura del
territorio e della cultura islamica che fanno
della vite una coltura poco praticata tranne
che per la costa della Dalmazia e l’interno
fino a Mostar dove si produce lo Zilavka
bianco di carattere secco e dal profumo di
albicocca. La regione a nord del fiume Sava,
tra Zagabria e Belgrado, produce vini bianchi
e l’uva più usata è il Welschriesling conosciuto
come Grasevina. Nella Vojvodina,
parte della pianura della Pannonia, si allevano
Ezerjo e Kadarka ma i migliori sono Sauvignon,
Traminac e Grasevina dalle colline di
Fruska Gora. A sud di Belgrado l'uva bianca
Smederevka per un vino passante lascia subito
il posto soprattutto al Prokupac, vigoroso
rosso della Serbia che, tra Smederevo e
Svetorazevo, rappresenta l’80% della produzione.
Il Kosovo ha scoperto un buon mercato
per il Cabernet e per un dolce Pinot Noir
venduto in Germania con il nome di Amselfelder.
Nel sud il miglior rosso locale è il
Vranac del Montenegro e della Macedonia
che, a treq-uattro anni è perfino di classe. Le
cooperative Croate e Serbe hanno dimensioni
industriali mentre la Dalmazia ha piccole
tenute. Da Rijeka in giù il miglior rosso è il
Plavac Mail con il suo piccolo chicco scuro,
pare imparentato con l’antesignano dei Cabernet
originario dell’Albania, che produce i
pastosi e dolciastri Dingac e Pstup nella penisola
di Peljesac e un magnifico Prosek che
ricorda un Porto leggero e le cui versioni più
pallide sono note come Plavina o Opol. Alcuni
vini di forte personalità sono prodotti
nelle isole e nascosti come tesori privati. Il
Grk di Korcula, bianco secco, il pallido e profumato
Bogdanusa di Hvar o il simile Vugava
di Vis, il Marastina delicato come lo Smokvica
di Hvar o potente nella versione di Prosek
bianco e il Posip, stessa uva del Furmint, e
che hanno tutti un carattere differente dal
moderno Sauvignon blanc.
VINI BULGARI
Estesi vigneti sono stati piantati negli anni
’50 in queste terre ricche allo scopo di alimentare
l’esportazione verso l’Urss e
l’Europa. Nel 1978 ha preso il via un sistema
di denominazione geografica rigido, sulla
carta, come quello francese. Il livello più
basso per l’esportazione è detto Quality, poi
i DGO o vini regionali (cuvée di due uve) e
Controliran (la nostra DOCG) destinata solo
a singole varietà in 24 regioni selezionate.
Reserve per vini che maturano in tini di
quercia 3-4 anni e Special Reserve di produzione
limitata (anche se non Controliran)
ma che rappresenta il meglio in assoluto.
Dopo l’adeguamento alla normativa comunitaria,
la Bulgaria conquista il mercato britannico
ed oggi è il secondo esportatore mondiale
di vino in bottiglia, dopo la Francia, con
il 90% della sua produzione. Non è mai esistita
in Bulgaria una tradizione vinicola, per
via del dominio turco e la tradizione islamica
che è terminata solo il secolo scorso.Ecco
perchè i migliori vini del paese sono i Cabernet
(dai dati ufficiali la Bulgaria coltiva a Cabernet
un’estensione quattro volte quelli della
California), gli Chardonnay e i Merlot. Naturalmente
si coltivano anche vitigni locali.
Nel nord, lungo il Dunav (Danubio) e il Gamza
il miglior produttore è Lovico Suhindol, la
prima cooperativa bulgara fondata nel 1909
e privatizzata nel 1992. Pleven è la culla del
Pamid e Russe è specializzata nei vini bianchi.
Gli Chardonnay più famosi vengono da
Khan Khrum e Novi Pazar, Shumen e Varna.
La catena balcanica degli Stara Planina divide
la Bulgaria al centro in nord e sud. Karlovo,
nel cuore delle montagne, è zona di vino
bianco da Misket e Muscat e anche di vaste
coltivazioni di rose damasche da cui si ricavano
olii essenziali ed essenze.La zona meridionale
di Haskovo produce Merlot e Cabernet,
Oriachovitza una miscela di Cabernet
e Merlot, Stambolo e Sakar il Merlot, Silven
(sede della più grande vineria del paese)
Cabernet e una miscela di Merlot e Pinot
Noir.
La specialità di Asenovgrad e di Plovdiv (la
seconda città della Bulgaria) è un denso,
purpureo, memorabile Mavrud. Oltre i monti
Rhodophe, vicino al confine con la Grecia e
la Serbia, la città di Melnik, capitale
dell’Harsovo, dà il nome al più originale dei
vini bulgari.
VINI ROMENI
La Romania ha un clima continentale, con
estati torride, moderato dai Carpazi che si
elevano fino a 2400m e ne occupano la metà
del territorio e dal Mar Nero che lambisce
per un breve tratto. In Romania un programma
di conversione degli anni ’60 ha
portato il paese al sesto posto europeo con i
sui 247.000ha vitati e all’ottavo come produttore.
La maggior parte dei nuovi vini sono
prodotti con uve locali come il vino che in
passato era famoso in tutto il mondo: il Cotnari
che il secolo scorso era servito nei ristoranti
parigini come la Perla della Moldavia
poi caduto in disuso anche se oggi si comincia
a rifarne.
Il Cotnari è un bianco naturale da dessert
ma senza ossidazione: pallido, delicato e aromatico
è il risultato delle uve botritizzate di
Grasa e Frincusa in uvaggio, per i profumi,
con Tamaioasa e Feteasca ottenuto con una breve permanenza in botte, la sua complessità
si svilupperà nella bottiglia. Il Cotnari arriva
da quella parte della Moldavia, nella
Romania nord-orientale, che fu lasciata ai
Rumeni dai Russi.
Oggi la Romania è divisa in otto regioni
vinicole. La Moldavia è la più estesa con
oltre un terzo dei vigneti della nazione e
produce soprattutto bianchi e i paesi più
celebrati sono Cotesti, Nicoresti, Panciu
(nota per lo spumante) e Odobesti che è un
centro di produzione di brandy.
Il suolo dei vigneti è vario ma in maggioranza
sabbioso e, a volte, lo strato sabbioso è
così alto che la vite è piantata in buche profonde
tre metri perchè metta radici in terreno
adatto. Seguendo la curva dei Carpazi si
scende in Muntenia famosa per i suoi vigneti
di Dealu Mare. Queste colline ben irrigate,
con i pendii esposti a sud godono di una
temperatura superiore alla media del paese
e sono destinate al Cabernet, al Merlot e al
Pinot Noir ma anche al Feteasca Neagra.
Tra i bianchi una specialità su tutte: il Tamaioasa
(il suo nome significa incenso) da
dessert, pastoso e aromatico, proveniente
da Pietroasa. Dalla breve costa rumena del
Mar Nero, attraversando il Danubio in direszione
est, si arriva in Dobrogia che ha il
clima più soleggiato e meno piovoso e, tra i
suoi vigneti Murflatar ha una buona reputazione
per rossi leggeri e bianchi deliziosi
come per gli Chardonnay dolci da uve che
maturano in terreni calcarei temperati dalle
brezze marine. Le coltivazioni delle colline
pedemontante, sparse tra Muntenia e Oltenia
che insieme hanno più di un quarto dei
vigneti della nazione, hanno ciascuna una
propria specialità. Pitesti è conosciuta per i
bianchi aromatici, soprattutto quelli di Stefanesti.
Dragasani per Cabernet, Merlot e Pinot
Gris, specialmente quelli di Simburesti.
Segarcea ha un nome affermato nella produzione
del Cabernet e sta diventando celebre
anche con il Pinot Noir.
Nell’estremità occidentale della Romania è
chiaramente percepibile l’influenza ungherese.
Molti dei rossi del Banat e del Crisana
sono prodotti con l’uva Cadarca (che è la
Kadarka ungherese) e i migliori vengono da
Minis. la principale uva bianca è il Welshriesling.
La regione di Maramures produce principalmente
vini bianchi.
La Transilvania rimane una sorta di isola al
centro del paese: un altipiano a più di 460m
di altitudine, freddo e relativamente piovoso,
che è favorevole alla produzione di bianchi
freschi e vivaci. Da Tarnave arriva il migliore
Feteasca secco e da Alba Julia Gewurztraminer
e un Muscat Ottonel particolarmente
aromatico.
VINI MOLDOVI
La Moldova (già Moldavia) è indipendente
dal 1991 ma ha sempre gravitato nell’orbita
rumena e sovietica ed i suoi vigneti sono anche
il frutto dei piani russi e, ancora prima,
dell’interesse dei Romanov che fecero impiantare
600ha di Cabernet, Merlot, Malbec,
Rkatsiteli e Aligotè da vignerons francesi e
fondarono, qui, la prima scuola enologica di
Russia nei dintorni di Stauceni. In quanto
fornitrice della Russia, nel XIX secolo, in
Moldavia si sono costruite enormi e sofisticate
cantine non solo per i vini da tavola ma
anche per lo sherry (a Ialeveni), spumante (a
Cricova) e brandy (a Balti).
Attualmente i Moldavi coltivano un vigneto di
180.000ha e l’area più favorevole è la parte
centro-meridionale intorno alla capitale, Chisinau.
Il suo vigneto più famoso è a Purcari,
nel sud-est, dove Cabernet e Saperavi,
splendida uva rossa della Georgia scura e
succosa, danno vita ad un magnifico vino.
Quando la vendemmia di Negru de Purcar
del 1963, venne presentata in Occidente nel
1992, fece scalpore tanto che perfino i Penfolds,
australiani, costituirono una jointventure
con i Moldavi.
VINI DI CRIMEA E GEORGIA
Negli anni ’50 la Russia optò ufficialmente
per il vino a spese della vodka, a quella data
aveva poco più di 400.000ha di vigneti che
nel 1985 erano diventati 1.400.000 per cui
erano secondi dopo la Spagna per superficie
vitata e terzi, dopo Italia e Francia, per produzione
di vino. Chiaramente l'obiettivo primario
non era la qualità se per gestire queste
quantità era stata predisposta una rete di
aziende vinicole di prima e di seconda lavorazione.
Le fabbriche di prima lavorazione si
occupavano della pigiatura e della fermentazione,
poi il vino veniva inviato in cisterne
agli impianti di seconda lavorazione, situati
nelle zone di maggior consumo dove si concludeva
la vinificazione e si imbottigliava ad
alta temperatura.
La seconda rivoluzione russa del 1989 non
ha cambiato radicalmente il sistema, ma ha
aperto la porta a quelle imprese in grado di
offrire qualità senza passare per Mosca e le
più importanti furono la Moldavia, la Crimea
e la Georgia.
La Crimea diventò parte dell’impero russo
sotto Caterina la grande alla fine del XVIII
secolo e, dal 1820, il conte Mikhail Woronzov
cominciò a curarne la viticoltura costruendo
una vineria e più tardi si trasferì ad Alupka nei pressi di Yalta e fondò un Istituto
Enologico nei pressi di Magarach. Dopo la
guerra di Crimea (1854-56) lo zar fece costruire
un palazzo a Livadia, tra Alupka e
Yalta e il principe Lev Galitzine ebbe grande
successo nel produrre champagne, la seconda
bevanda preferita in Russia, nella sua
tenuta di Novy Svet (nuovo mondo) ed è una
produzione che continua. Nel 1890 lo zar fece
costruire vicino a Livadia “la più bella vineria
del mondo” e incaricò Galitzine di sviluppare
il potenziale della costa meridionale,
una stretta fascia di 80km tra le montagne e
il mare, per la produzione di vini dolci di ogni
genere.
I nomi di Massandra, Livadia, Alupka e Novy
Svet, come quelli di Alusha, Ai-Danil e Ayu-
Dag riapparvero nel 1990, a Londra, in
un’asta unica di Sotheby’s in cui furono
messi all’incanto vini della collezione ufficiale
di Massandra, iniziata da Galitzine nel 1880.
Furono chiamati “Porto”, “Scherry”, “Tokaj” e
perfino “Yquem” con l’eccezione dei moscati,
bianchi, rosè o neri. Il bianco Massandra
Muscat de la Pierre Rouge e il Rosè Muscat
of Livadia erano, forse, i migliori in assoluto.
Diversa è la situazione della Georgia che
non è stata invasa dai vigneti dei piani quinquennali
e che potrebbe essere la patria ancestrale
del vino. Le sue varietà locali sono
più di 500 e i microclimi delle sue valli tra il
caldo-umido vicino al Mar Nero fino
all’interno quasi arido di Kakhetia, offrono
terroirs idonei per ognuna di essi. I contadini
georgiani usano ancora fermentare i loro vini
nei kwevris che poi sotterrano fino al collo
ottenendone vini aromatici anche se primitivi.
Pushkin beveva Kakhetian a San Pietroburgo
e lo paragonava al miglior Borgogna.
Nonostante le epiche lotte con le tribù musulmane
del Caucaso gli aristocratici russogeorgiani
fondarono degli chateau; tra questi
Tsinandali era e rimane il più famoso. O ggi il
paese non ha risorse per rinnovare le sue
cantine e il rosso Saperavi rappresenta il
miglior vino possibile e viene venduto anche
come Mukuzani e Napareuli. Meno
interessanti sono i bianchi Tsinandali e
Ghurdjaani. Popolare e a buon mercato è il
Champanski della Georgia prodotto con il
metodo del “flusso continuo”, una delle più
positive e allettanti innovazioni tecnologiche
Irlu bsascei.n o del Don, intorno a Rostov, è specializzato
in vini spumanti tra i quali è molto
quotato il rosso Tsimlyanskoye; a sud di
Krasnodar, ad Anapa, si coltiva l’unico Riesling
russo destinato all’esportazione. Il
Chiorniye Glaza (occhi neri) è il Porto della
Repubblica russa.
L’Armenia, l’Azerbaijan e la costa del Caspio
fino a Machackala sono i luoghi classici dei
vini da dessert: forti e dolci, rossi, bianchi o
ambrati, talvolta anche cotti come il Madeira.
VINI GRECI
Da quando è entrata nella CE, in Grecia è
iniziato un processo di denominazione dei
vini che ha consentito di mettere a fuoco delle
specialità locali prima trascurate. Alcune
sono memorabili, ma tutte meritano di essere
provate anche se, poi, nei ristoranti turistici
si continuano a trovare il Demestika di Achaia-
Clauss a Patrasso, il Lac des Roches
di Boutari e Salonicco, il Kouros di Kourtakis
in Attica...
Un abisso con pochissimi ponti divide la
Grecia antica da quella moderna e uno di
questi è l’abitudine di bere vino resinato, retsina,
un’usanza che risale a tremila anni fa
quando gli dei camminavano sulla terra. Sono
state trovate tracce di resina di pino in
antiche anfore greche. Si ritiene che fosse
usata come conservante ma è più probabile
che lo scopo vero fosse quello di migliorare il
vino. L’Attica, la regione di Atene, e la grande
isola di Eubea sono la patria del retsina
che però si produce un pò ovunque: a Lemnos
se ne produce un tipo con il moscato,
anche se in genere è un bianco ottenuto dal
vitigno Savatiano, oppure rosato kokkineli.
Nel Peloponneso si produce un quarto del
vino greco da oltre la metà dei vigneti del
paese. L’uva sultanina, detta anche uva di
Corinto, rappresenta ancora una delle principali
industrie e il vino più rappresentativo è
il rosso ottenuto dall’uva Agiorgitiko, una varietà
unica e antica, dalla quale si ottiene un
vino complesso e speziato. La cooperativa di
Nemea è il principale produttore e il suo migliore
lo chiama Kava Nemea, un’altra buona
marca è Grand Palais. L’altro buon rosso
di Patrasso, il Mavrodaphne, viene irrobustito
ed è sullo stile del Recioto veneto. Tra i
bianchi il Mantinia dell’Arcadia, il Rhoditis di
Patrasso e dei moscati da dessert difficili da
trovare.
L’interno montuoso della Grecia è la zona
con meno denominazioni. Nell’Epiro, intorno
alla città ottomana di Ioannina si produce un
bianco, spesso frizzante, chiamato Zitsa,
che veniva apprezzato da Byron. A Metsovo
ci sono i più alti vigneti della Grecia, arrivano
fino a 1.200m e si producono i Cabernet
chiamati Katoyi.
In Tessaglia, verso est, si produce l’Ankialos
il bianco giusto per accompagnare i calamari
e il Rapsani, sul monte Ossa, che è un rosso
da bere giovane e, possibilmente, aspro.
Da un punto di vista geografico la Macedonia
è più balcanica che greca e questa è la regione del rosso, dominata da una varietà
lo Xynomavro da cui si ottengono i vini più
gustosi della Grecia. Naoussa è il centro migliore
con 800ha e le aziende di Boutari e
Tsantalis, insieme a una buona cooperativa,
ne fanno buone bottiglie. Il Naoussa compare
anche in miscele: il Cava Boutaris mescola
Naoussa e Nemea del Peloponneso. Il
Cava Tsantalis è Naoussa aggiunto di Cabernet.
Il Goumenissa viene da un’area più a
nord ed è più delicato. L’Amindeo (445ha a
650m) è un vino leggero rosso o rosé, spesso
petillant.
A sud della Macedonia, nella penisola
Calcidica, John Carras pianta una vigna di
400ha di uve greche e francesi a Sinthonia e
nel 1981 ottiene la strana denominazione
Cotes de Meliton che commercializza con i
marchi Chateau Carras e Domaine Carras
che è la numero due. Produce buoni vini che
riflettono poco le qualità locali; ma nemmeno
i vini Tsantalis Agiorgitiko dei monaci del
monte Athos sono privi di apporti stranieri.
Tra le isole Creta è la più grande produttrice
di vino: nel centro montuoso dell’isola i rossi
Arhanes, Peza (anche bianco) e Dafnes adatti
all’uomo minoico più che al moderno e
nell’est, a Sitia, rossi forti e aromatici sia
secchi che dolci. Seguono Cefalonia in particolare
per il Rombola, o Robola, e Zacinto
per il Verdea. Nell’Egeo, alcune isole producono
vini dolci da Malvasia e Moscato e
Samos è la migliore e forse l’unica esportatrice
con vini limpidi e allettanti e con la sua
essenza, il Nectar.
A Santorini si producono bianchi molto secchi,
potenti e intensi in piccoli nidi sulle alture
spazzate dal vento.
Rodi ha un clima ideale e negli ultimi tempi i
suoi vini cominciano ad essere intressanti: il
rosso Chevalier de Rhodes, il bianco Ilios,
alcuni moscati dolci e uno spumante molto
rinfrescante che ti riconcilia con il mondo a
berlo in questo angolo di paradiso.
VINI DEL MEDITERRANEO ORIENTALE
Sicuramente in questi luoghi c’è stato il primo
approccio dell’uomo con il vino. Poi, non
si sa con quale efficacia, i seguaci del Profeta
cominciarono a vietarne il consumo, anche
se Califfi e Sultani non erano astemi. Ma
solo alla fine del XIX secolo il vino riconquistò
la sua terra d’origine.Nel 1857 i gesuiti
fondarono le cantine di Ksara nel Libano
che, ancora oggi, sono le più grandi del Mediterraneo
orientale. Nel Libano sul versante
orientale del Monte Barouk, sulla valle della
Bekaa e a fianco dei colpi di cannone, c’è un
vigneto di 130ha quasi tutto a Cabernet e
Cinsault da cui si produce un vino superlativo,
aromatico e serbevole per decenni: è
Chateau Musar di Serge Hochar. Sempre in
Libano Chateau Kefraya produce vini da bere
giovani.
Nel 1880 il barone Edmond de Rothschild
restaurò la viticoltura in Israele donando le
cantine di Rishonle-Zion e di Zichron-Yaacov
che producono i tre quarti del vino nazionale
da uve della valle di Carmel. Fino agli anni
’80 si facevano solo vini kosher ma dal 1976
sulle alture del Golan, dal lago di Galilea fino
al monte Hermon si sono cominciati a piantare
vigneti con le tecniche californiane e,
nel 1978, è stato prodotto un Sauvignon
Blanc stupefacente. Le migliore etichette sono
Yarden, Gamla e Golan nell’ordine, con
vini a volte anche eccellenti che hanno costretto
le cantine Rothschild a lavorare duro
per mantenere il loro livello.
La Turchia resta il maggior viticoltore del
Medio Oriente. Per estensione di vigneti è al
quinto posto nel mondo, ma solo il 3% delle
uve viene trasformato in vino, il resto è uva
da tavola o uva passa. Nel 1920 Kemal Ataturk
fece costruire un impianto di vinificazione
nella speranza di introdurre l’uso del vino
tra i suoi compatrioti ma i Turchi, per il 99%
musulmani, sembrano difficili da convincere,
e riuscì solo a far sopravvivere le varietà indigene
dell’Anatolia. Il paese è diviso in nove
zone enologiche distinte con numeri romani.
La zona II sull’Egeo e la III, Tracia e Mar di
Marmara producono i tre quinti del vino nazionale.
Il monopolio di stato con 21 aziende
vinicole è il principale esportatore di vini da
taglio. Tra le ditte private Doluca e Kavaklidere
sono probabilmente le migliori. La Doluca
opera nella Tracia con gli ottimi Villa
Doluca e Villa Neva dell’Anatolia. Kavaklidere
è un concentrato di varietà tipiche
dell’Anatolia: Narince, Emir e Sultanine le
bianche e Bogazkere, Kalecik Karasi e Okuzgozu
le rosse. Nel 1903 Nestor Gianaclis
piantò i primi ceppi di vite presso Alessandria
e fu il ritorno della vite in Egitto. A nordovest
del delta del Nilo, ad Abú Hummus,
ancora sono attivi i suoi vigneti. Le uve rosse
sono un quinto del totale ma tre quarti del
vino bianco viene distillato.
VINI DI CIPRO
Cipro ha un’antichissima tradizione vinicola
e, in quest’area, è il più avanzato dal 1878,
inizio del governatorato britannico. Le metodiche
innovazioni degli ultimi trent’anni hanno
aperto un enorme mercato d’esportazione
che però ha subito il colpo della
scomparsa dell’ Urss. La viticoltura è praticata
intorno ai monti Troodos che attirano la
pioggia in un’isola che sarebbe troppo arida. A Cipro non è mai arrivata la fillossera e per
continuare ad evitarla si sono sempre piantati
solo Mavron, Xynisteri, Ophthalmo e il
Muscat di Alessandria anche se, ora che i
vigneti sono saliti a 24.000ha, si è piantato
Palomino e Grenache e si stanno sperimentando
Shiraz, Cabernet e Chardonnay. A
Limassol, il porto della costa sud, si trovano
le sedi delle quattro più importanti aziende
dell’isola: Etko del 1844, Keo, Laona & Loel,
e la cooperativa Sodap. Il vino tipico
dell’isola è il Commandaria, già celebre nel
XII secolo, fatto con uve passite bianche e
rosse dei villaggi di Kalokhorio, Zoopiyi, Yerasa
e di altri pochi villaggi vicini. L’intensa
dolcezza di questo vino (quattro volte più del
porto) spiega l’antica usanza di diluirlo con
acqua, anche di mare. Oggi si fanno due tipi
di Commandaria: uno più commerciale da
dessert, usato per lo più come vino da Messa,
e un altro, raro, che ha il misterioso sapore
della leggenda dalla freschezza e fruttosità
inalterate. I migliori ristoranti greci
(sembrano tutti gestiti da Ciprioti) servono
vini rossi semplici ma invitanti come l’Othello
e il Semeli, il Negro o l’Afames che sono al
meglio dopo 3-4 anni.
La scelta migliore per un bianco rinfrescante
al sole di Cipro è il leggermente frizzante
Bellapais della Keo, che deve il suo nome
all’abbazia omonima nei pressi di Kyrenia.
VINI DELL’AFRICA SETTENTRIONALE
In campo vinicolo l’importanza dell’Africa del
Nord (Algeria, Tunisia e Marocco) ha subito
un netto e costante declino a partire dal
1962 anno in cui L’Algeria si rese indipendente
dalla Francia perchè non esisteva un
mercato interno in grado di assorbire una
produzione usata in massima parte per vini
da taglio esportati in Europa. Dal 1966 al
1991 la produzione algerina è scesa da 16
milioni di hl a meno di uno. I vini prodotti nelle
zone collinari, che negli anni della colonizzazione
avevano avuto la VDQS, sono gli
unici ancora prodotti mentre le pianure sono
state riconvertite a cereali.
Le regioni vinicole designate sono sette, tutte
nelle province occidentali di Orano e Algeri.
I Coteaux de Tlemcen, i più prossimi al
Marocco, producono rossi e rosati secchi e
potenti senza essere grezzi e bianchi morbidi
e gradevoli. I vini dei Monts du Tessala
non sono altrettanto buoni mentre i Coteaux
de Mascara producono bianchi morbidi e
fruttati. Thaughrite, Ain-Merane e Mazouna, i
nomi attuali dei tre vigneti di Dahra chiamati
in passato Robert, Rabelais e Renault, fanno
rossi forti e puliti e un interessante e leggero
rosato. Nei Coteaux du Zaccar si fanno vini
poco fruttati. Le colline di Médèa e Ain-
Bessem Bouira producono alcuni dei migliori
vini algerini e soprattutto i rosati hanno particolari
doti di fascino anche se il vino più prestigioso,
il Cuvée du Président, non è sempre
all’altezza dei migliori locali.
Il Marocco aveva meno vigne dell’Algeria
avendo puntato sempre sulla qualità più che
sulla quantità, ciò nonostante il vigneto attuale
è di circa la metà di quello del 1970. Le
sue denominazioni (AOG) sono decise dal
Sodevi, organizzazione centrale della produzione
vinicola.
La regione più importante è quella di Fes e
Meknès, a oltre 450m di altezza nel medio
Atlante e produce i rossi più caratteristici,
morbidi e ben fatti, esportati con i nomi di
Tarik, pesante, e Chantebled, più leggero.
Dal 1993 il Domaine de Sahari, vicino a Meknès,
di 1200ha, ha aggiunto alla sua schiera
di Rouge de Guerrouane (miscela di Cinsault,
Carignan, Grenache, Alicante Bouschet
e Syrah) il Cabernet, il Merlot e anche
un Gris fatto con Cinsaut. Nei dintorni di Rabat
si producono rossi morbidi commercializzati
con i nomi dei rispettivi distretti:
Rharb, Chellah, Zemmour e Zaer. A sud di
Casablanca la specialità è il vin gris, bianco
da uve rosse che si serve ghiacciato.
Anche la Tunisia ha una viticoltura improntata
alla qualità per il prodotto da esportazione.
La specialità del paese è sempre stata il
Moscato, probabilmente fin dai tempi
dell’antica Cartagine. Oggi la Tunisia produce
Moscato sia dolce che secco e questo a
Cap Bon.
Il produttore maggiore è l’unione delle cooperative
e produce il rosso Coteaux de Carthage delle colline intorno a Tunisi, il rosato
Chateau Mornag delle colline orientali, il
secco Muscat de Kelibia di Cap Bon e il Magon,
un rosso più ricco del Coteaux de Carthage,
fatto a Tebourba nella valle occidentale
di Medjerdah.
L’azienda vinicola di stato produce lo Chateau
Thibar, un rosso del nord-ovest del paese
e il Sidi Selem, un altro rosso di Mornag.
Due fra i più importanti produttori privati,
Lamblot e Chateau Feriani, fanno i loro notevoli
rossi nella zona dei Coteaux d’Utique,
a nord di Tunisi. Lavau e Tardi operano invece
nella regione di Tébourba e nelle colline
settentrionali.
La Tunisia produce in abbondanza ottimi
rossi sani e robusti, ottimi moscati dolci e
gradevolissimi rosati, anche se alcuni sono
velati dal profumo di moscato; scarseggiano
invece i bianchi, nella produzione dei quali
l’Algeria consegue risultati sicuramente più
consistenti.
Vai alla prima parte dei vini d'Europa
vini d'Europa parte 1 ..>>> Vini francesi, vini tedeschi, vini spagnoli>
Vai ala seconda parte dei vini d'Europa.
vini d'Europa parte 2 ..>>> "Vini portoghesi, austriaci, tedeschi, svizzeri, ungheresi, ceco-slovacchi">
|