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I piccoli
recipienti, frequentemente sottoposti a tostatura, sono già pronti al
contenimento del vino. Basta un lavaggio con acqua per togliere polvere e
residui di lavorazione; infatti, essendo ricercata una abbondante cessione da
parte del contenitore, sarebbe dannoso procedere ad “abbonamenti” che riducono
tali cessioni.
Negli altri
casi, soprattutto quando la botte deve ospitare vini già molto tannici,
destinati ad un lungo invecchiamento, occorre procedere prima all’abbonimento e,
poi, all’avvinamento. Per legni eccessivamente tannici e molto porosi, come il
castagno, può essere necessaria la paraffinatura.
Qualora la
percentuale di botti nuove rispetto a quelle già utilizzate sia minima, si può
ovviare all’abbonimento limitando il tempo di contatto con il legno nuovo e
completando l’invecchiamento in contenitori già usati.
abbonimento
Consiste nel
costringere le superfici interne del contenitore in legno a cedere parte delle
sostanze estrattive più disponibili, per evitarne un eccessivo e dannoso
passaggio al vino.
I metodi di
abbonimento impiegati e l’intensità degli interventi sono condizionati
soprattutto dalle caratteristiche dei vini destinati a tale botte. Ad esempio
per il “Barolo” ed il “Barbaresco” non sono pochi i produttori che preferiscono
botti già usate, in quanto meno propense a cedere i polifenoli. È quindi ovvio
che, in questi casi, gli interventi di abbonimento sulle botti nuove vengono
eseguiti sempre e con particolare cura.
AVVINAMENTO
Rappresenta
la verifica pratica delle potenzialità del contenitore a cedere ulteriori
tannini che, se ancora in eccesso, potrebbero compromettere la qualità del vino.
Si attua immettendo vino sano non da invecchiare, sul quale vengono effettuati
ripetuti controlli organolettici, per travasarlo in tempo prima che il gusto “di
legno” sia diventato eccessivo. Ottima la soluzione di far fermentare mosto o
pigiato.
PARAFFINATURA
Il
rivestimento interno con paraffina fusa serve per attenuare il contatto tra il
vino ed il legno. Questa pratica era ed è comune per le botti di castagno che,
ricchissime di tannini, rendono aleatori i risultati dell’abbonimento. Dopo la
distribuzione della paraffina si ha un progressivo abbonimento della stessa da
parte del legno e la sua parziale asportazione a seguito degli interventi di
pulizia, ma nel contempo si ottiene la depurazione del contenitore.
La
“paraffinatura” era ed è ancora molto utile per i recipienti adibiti al
trasporto, allo scopo di limitare le perdite per evaporazione. Dopo la
distribuzione della paraffina è sufficiente un lavaggio con acqua fresca per
rendere il contenitore pronto a ricevere il vino.
Metodi di abbonimento
- Sistemi Lenti
a. Metodo della Calce Viva
(solo per capacità superiori a 15 Hl.). Nella botte nuova o rigenerata da
abbonire, si inducono 2-3 Kg. di calce viva ed altrettanti di acqua per ogni
ettolitro di capacità. Ne scaturisce una reazione altamente esotermica con
produzione di vapore. Dopo il raffreddamento il “latte” di calce viva viene
spennellato sulle pareti. In seguito necessitano lavaggi (meglio se con acqua
acidulata) con energiche spazzolate per asportare i residui sulle pareti. La
notevole manodopera richiesta e le difficoltà a ripulire il contenitore rendono
questo metodo poco consigliabile.
b. Metodo del Cloruro di
Sodio. La botte viene riempita con acqua aggiunta di cloruro di sodio (2-5%).
Dopo15 – 20 giorni si svuota (riutilizzando la soluzione eventualmente per altre
botti) e si risciacqua abbondantemente fino ad avere un’acqua perfettamente
incolore ed insapore. Questo sistema offre buoni risultati e viene comunemente
impiegato.
- Sistemi rapidi
a. Acqua calda e soda.
Lavaggi energici (oggi possibili con appositi ugelli automatici) con soluzione
di acqua molto calda addizionata del 3 – 5% di soda solvay o soda caustica.
Risciacquare abbondantemente con acqua acidulata (acqua con aggiunta di acido
tartarico).
b. Vaporizzazione. Si
opera a 105°C per 1-2 ore. Temperature maggiori e tempi prolungati possono
distillare la lignina con danno per la stabilità del contenitore e per le
cessioni che vengono compromesse, essendo la lignina uno degli estrattivi più
importanti.
CONSERVAZIONE E MANUTENZIONE
MANUTENZIONE ORDINARIA
La botte si
conserva perfettamente quando si trova in ambiente fresco (10 – 15°C) con
un’umidità dell’85% circa ed è colma di buon vino.
I problemi
subentrano quando il recipiente deve rimanere vuoto a lungo e sono tanto più
gravi quanto più le condizioni del locale differiscono da quelle ottimali.
Nel tempo si
sono affermate tecniche di conservazione abbastanza diverse e, talvolta, poco
adatte, come documentato dalla frequente constatazione della scarsa sanità dei
contenitori in legno. Per avere buone garanzie conviene quindi procedere come di
seguito descritto.
Al momento
del reimpiego del contenitore è sempre indispensabile un lavaggio che può essere
eseguito con pochi litri di vino, se il contenitore presenta superficie interne
già pulite, oppure con acqua calda e soda o detergenti specifici (solitamente a
base di soda).
Se le
superfici sono prive di residui, muffe e odori sgradevoli e se il contenitore
verrà adibito alla fermentazione o al contenimento di vini torbidi o grezzi, il
lavaggio, prima del riutilizzo, può essere evitato.
Tenuta della Botte
L’inutilizzo
prolungato in ambiente asciutto, porta le doghe a restringersi con la perdita
della tenuta del contenitore. La reidratazione si ottiene con lavaggi interni
e/o esterni, con acqua calda o vapore.
Pulizie interne
In presenza
di tartrati, di residui organici, di odori poco gradevoli è d’obbligo una
accurata pulizia.
In passato i
lavaggi erano sempre manuali, con notevole fatica e disagio da parte
dell’operatore.
Oggi si
ottengono ottimi risultati con appositi ugelli fissi o rotanti che possono
colpire tutta la superficie interna, combinando l’attività meccanica del getto
con l’azione solvente dei detergenti impiegati.
Per la
detartarizzazione è conveniente un riciclo periodico della soluzione
disincrostante, sfruttando l’attività chimica.
CONSERVAZIONE DELLA BOTTE
- Botte aperta
La botte o
il tino, appena svuotati, vanno accuratamente ripuliti delle fecce e, nel caso
siano adibiti alla fermentazione con macerazione, delle eventuali parti solide
quali bucce e vinaccioli, quindi lasciare asciugare.
Non si
devono effettuare lavaggi con acqua. Infatti, il vino che impregna le pareti,
grazie ad alcuni suoi costituenti (alcool, polifenoli, ecc.), protegge il legno
da attacchi fungini particolarmente virulenti nei locali umidi. In passato, era
talvolta abituale imbiancare le pareti con latte di calce, ma oggi tale pratica
è in disuso per le successive difficoltà di pulizia.
Il
contenitore viene quindi lasciato aperto sia dalla “portella” che dal
boccaporto. Prima del successivo impiego deve essere accuratamente lavato.
- Botte chiusa
Dopo la
pulizia sopra descritta è consigliabile un lavaggio con vino di poco pregio. La
botte viene poi conservata:
- asciutta
(sistema adatto ai locali con umidità elevata). Si bruciano ogni 2 micce di
zolfo (circa 2 g/hl) che, consumando l’ossigeno presente nel contenitore e
permeandolo di antisettico, ostacolano lo sviluppo di microrganismi dannosi al
legno;
- umida
(sistema adatto ai locali asciutti, dove la botte vuota rischia di disidratarsi
e di perdere tenuta). Al fondo del contenitore, si introducono 50-100 litri
d’acqua addizionata di SO2 o calce per impedirne la putrefazione.
La vecchia
tecnica (non del tutto abbandonata) di lasciare qualche decina di litri di vino
(detta “conserva”) non è consigliabile potendo causare l’inacidimento del
contenitore.
PULIZIE INTERNE DEI CONTENITORI IN LEGNO
- Sgrumatura (asportazione dei
tartrati e delle incrostazioni solide)
· manuale, con oggetti
metallici quali sgrumatore, martello;
· semimeccanica, con
dispositivi elettrici o pneumatici che staccano lo strato di tartaro;
· fiamma ossidrica,
operando con cautela per non bruciare il legno, si determina la disgregazione
del tartaro;
· vapore acqueo, i
tartrati solubilizzano facilmente con temperature prossime ai 100°C;
· solventi specifici,
costituiti da una base di soda solvay o soda caustica e da altri detergenti.
I tartrati
possono essere recuperati o venduti. In passato, era comune il passaggio nelle
cantine di operatori che detartarizzavano il recipiente (di legno o di cemento).
Questo mestiere non è scomparso, ma viene eseguito solo occasionalmente da
operatori part-time.
PULIZIE INTERNE DEI CONTENITORI IN LEGNO
- Lavaggi
· il più comune è
quello fatto con carbonato di sodio, (soda solvay) o con il più energico
idrossido di sodio (soda caustica). Operando ad alte temperature viene aumentata
l’azione del trattamento.
· detergenti specifici
per botti, disponibili in commercio. Sono costituiti da una base di soda ed
addizionati ad altri principi attivi.
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